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Cos’è lo Zen?

«Lo Zen» disse il Maestro Deshimaru «non è una filosofia, né una psicologia, né una dottrina. Lo Zen è al di là del filosofie, dei concetti, delle forme. La sua essenza non è esprimibile in parole. Solo praticandolo lo si può comprendere. Il segreto dello Zen consiste nel rimanere seduti, semplicemente, senza scopo e senza spirito di profitto, in una posizione di grande concentrazione. Lo Zen è essenzialmente un’esperienza… un mezzo per “svegliarci” a noi stessi, “qui e ora”, nella perfezione dell’istante.»

Secondo il successore di Kodo Sawaki, energico riformatore dello Zen in direzione di un ritorno alle origini, è fondamentale far risalire lo Zen alle sue fonti – quella indiana, poi quella cinese – e riconoscere la discendenza dei Grandi Maestri, dai tempi antichi fino ai giorni nostri.

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Feng Shui e Ch’ì.

Cos’è il feng shui?

Feng Shui (da pronunciare fung shway, letteralmente: vento e acqua) ha una tradizione millenaria e in generale potremmo definirlo come: l’arte di armonizzare l’ambiente che ci circonda con il nostro campo vitale. Il Feng Shui deriva il suo nome dai due principali elementi naturali capaci di modificano la forma del territorio: il vento e l’acqua.

feng - ventoshui - acqua

I principi di quest’arte nata in Cina più di quattromila anni fa, si rifanno all’ I’Ching o Libro dei Mutamenti, fondamento di quasi tutta la filosofia cinese tradizionale.

Si è sviluppato nel vasto oceano culturale della Cina antica che, tra i suoi fondamenti etici, aveva il culto degli antenati, nel senso che l’avo continuava ad avere una relazione con i suoi discendenti anche post mortem ovvero se il suo “ambiente” era favorevole, ne beneficiavano anche i suoi discendenti. Questa è stata la ragione che ha spinto gli antichi sciamani a trovare il sito più adatto dove posizionare le tombe e solo successivamente è stato applicato anche alle case dei vivi e alle città, divenendo arte del costruire.

Rif: http://www.zenhome.it/zen-casaF1.htm

Cos’è il Ch’ì?

E’ l’energia vitale, il soffio vitale, il principio olistico in assoluto. Il Ch’ì è l’energia che porta benessere e vita in casa nostra e per questo deve aver la possibilità di entrare agevolmente dalle vie d’accesso, quindi porte e finestre. Una volta entrato deve però essere facilitato nel suo scorrere in tutta la casa, in tutte le stanze.

Il Ch’ì reagisce esattamente come noi. Quando il nostro corpo fisico è impedito nei movimenti (quando, ad esempio, facciamo fatica ad aprire una porta perché magari dietro c’è un ammasso di cianfrusaglie accatastate o quando inciampiamo su oggetti o ci facciamo male sugli spigoli) allora anche il Ch’ì non scorre bene.

E’ importante farsi costantemente questa domanda per entrare in profonda relazione con l’energia della nostra casa e rispondersi, però, sinceramente: in questa casa, in questa stanza ci sto bene oppure mi sento a disagio, fuoriluogo? Dormo bene o mi sveglio stanco? Se state bene in casa vostra significa che si respira un buon Ch’ì; se invece non state bene allora il Ch’ì è malato e deve essere curato. Il Ch’ì “malato” viene chiamato Sha Ch’ì. E si cura con i rimedi feng shui, ma talvolta anche solo con il buon senso e l’intuito. E’ importante recuperare fiducia in se stessi e ascoltarsi di più. Il feng shui insegna l’indipendenza e la libertà dagli schemi e dai dogmi. Certo, regala consigli utili per imparare a percepire l’energia e a risistemarla ma se un rimedio feng shui funziona, funzionerà certamente cento volte in più se lo mettiamo in essere con gioia e serenità. Ricordiamoci che la nostra casa rappresenta il nostro corpo più grande e ci nutre d’energia ma respira anche della nostra energia.

Rif: http://www.feng-shui.nu/ilchi.php

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Il memoriale delle 10.000 parole.

“Per gli antichi era di estrema importanza scegliere scrupolosamente gli alti funzionari. Poi questi funzionari sceglievano uomini abili e capaci del loro stesso livello, li chiamavano a corte e li distribuivano nei vari dipartimenti e nei ministeri; così in ogni posizione c’erano persone di valore.

Adesso persone senza nessuna capacità, solo per caso o per fortuna, si trovano a ricoprire incarichi di responsabilità, chiamano a corte quelli del loro stesso livello e riempiono il governo di persone inette e incapaci; per questo motivo ora a corte sono tanti gli incompetenti.”

Secondo una pagina della Storia dei Song il primo imperatore Song, Zhao Kuangyin, riconfermò in questo modo i suoi generali:

«L’imperatore li invitò tutti a banchetto e quando la compagnia, dopo aver abbondantemente bevuto, fu di ottimo umore, disse: “I miei sonni non sono traquilli.” “Per quale motivo?” chiesero Shi Shou Xin e gli altri generali? “Non è difficile capirlo,” rispose l’imperatore “chi di voi non aspira al mio trono?” I generali si inchinarono profondamente e tutti protestarono: “Perché Vostra Maestà parla così? Il mandato del Cielo è ormai stabilito. Chi può avere propositi di tradimento?” L’imperatore replicò: “Non ho dubbi sulla vostra lealtà, ma se un giorno uno di voi venisse svegliato all’alba e costretto a indossare la veste gialla, anche contro la sua volontà, come potrebbe sottrarsi all’obbligo di rovesciare i Song (proprio come io fui costretto a rovesciare gli Zhou)?”.

Tutti protestarono che nessuno di loro aveva capacità sufficienti per essere sospettato di una cosa simile, e gli chiesero consiglio. L’imperatore disse: “La vita umana è breve. La felicità consiste nell’avere ricchezze e mezzi per godere la vita e nel poter trasmettere la stessa prosperità ai propri discendenti. Se voi, miei ufficiali, rinunciaste all’autorità militare e vi ritiraste nelle province scegliendo le terre migliori e i luoghi più piacevoli per trascorrere il resto della vita gradevolmente e pacificamente, fino alla tarda vecchiaia e alla morte, questo non sarebbe forse preferibile a una vita incerta e piena di pericoli? Affinché non rimangano ombre di sospetto tra principe e ministri, uniremo le nostre famiglie con matrimoni, e così, governanti e sudditi legati da vincoli di fratellanza e di amicizia, vivremo in tranquillità…”.

Il giorno seguente tutti i comandanti militari presentarono le dimissioni, e con il pretesto di malattie, si ritirarono nelle residenze di campagna, dove l’imperatore, colmandoli di splendidi doni, conferì loro alte cariche civili.» – (Song Shi, cap. 250)

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Il Memoriale Delle 10.000 Parole“,
Wang An Shi – pag.118-119
(Piccoli Saggi – Oscar Mondadori)

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Il principe dell’Annwn.

Lasciò cadere la spada; era stato terribilmente arduo abbassare il braccio senza usarla. Distolse lo sguardo da quegli occhi azzurri nel quale moriva la speranza. Disse, cercando di tenere ferma la voce: «Signore, potrei pentirmi di quello che ho fatto. Chi ne ha il coraggio ti uccida. Non voglio macchiarmi le mani con altro sangue tuo.»

Havgan sospirò profondamente. Disse solo: «Fa’ venire i miei uomini. I capi del mio esercito.»

Arrivarono, quegli uomini d’Oriente dalla barba nera. Emersero da quell’ombra incerta e attraversarono le acque insanguinate. Si assieparono intorno al loro Signore e Havgan prese la mano di ognuno e la strinse. Un debole riflesso della sua antica bellezza gli illuminava il viso.

«Troppo presto abbiamo lasciato gli antichi templi di Cuthah, nel Sumer vicino al Sole Nascente. Gli Dei dell’Oriente regneranno in Occidente, ma non per ora. Portatemi via di qui, miei fedeli. Non posso guidarvi oltre.»

Sempre piangendo, essi fecero un leto con i loro mantelli. Lo sollevarono e lo portarono via, in quell’Ombra che avevano creato. Pwyll e i suoi uomini, guardandoli allontanarsi, videro che mentre attraversavano il guado le tenebre si erano diradate, ritirandosi verso il basso. Come un mantello, esse caddero dai cieli che avevano oscurato, e questi risplendettero di nuovo, limpidi, immensi e senza macchia. Ciò che era sembrato tanto enorme e mostruoso, una sfida allo stesso infinito, si ridusse a un piccolo alone buio che avvolgeva quegli uomini piangenti e il loro carico. Attraverso quel nero giungeva il loro triste lamento funebre; poi la lontananza li inghiottì. Allora tutto si quietò; la luna rischiarò di nuovo le due sponde del guado, tranquilla come nell’obliato Principio. Delicata, come mano materna su un fanciullo ammalato, la sua luce carezzava quella desolata terra ferita.

E Pwyll pensò semplicemente, gioiosamente: Ora posso tornare a casa. Poi ricordò, con un intimo gemito, qual è il dovere di un Re prima di tornare a casa a festeggiare la vittoria. «Miei Signori, seguiamoli, e vediamo che cosa dev’esser fatto per queste terre che ora sono di nuovo mie. E anche quali uomini dovrebbero essere miei vassalli.»

Ad una voce essi risposero: «Signore, tutti gli uomini dovrebero essere tuoi vassalli, perché ancora una volta non c’è altro Re in tutto l’Annwn all’infuori di te.»

Il ritorno a casa

In groppa al Grigio di Arawn, Pwyll, Principe del Dyved, rientrò al galoppo nella verde radura di Glen Cuch: quella radura dove il cervo aveva trovato la sua fine e tante altre cose il loro principio.

I Mabinogion“,
Evangeline Walton – pag.67
(TEA)

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Old content (most of them in italian) The Flux

I Mabinogion.

Ho iniziato a leggere un nuovo libro, una serie di racconti della letteratura gallese medievale. Riportando quanto scrive chi ne sa più di me:

Opera “collettiva” di autori sconosciuti, a lungo tramandati in forma orale, i racconti dei Mabinogion rappresentano un compendio della mitologia gallese. La loro trascrizione risale alla metà del XII secolo ma la loro origine è molto più antica. Praticamente illeggibili per chiunque non abbia una profonda conoscenza delle forme linguistiche celtiche medievali, cominciarono a essere noti, tradotti in inglese, a partire dal 1850. Nelle mani di Evangeline Walton la materia di questi racconti di magia e di avventura si è trasformata in un ciclo di quattro romanzi, ponendosi come un importante esempio di narrativa fantastica moderna. Un’atmosfera magica, tra avventure di cavalieri e contese regali, amori contrastati, foreste oscure e spazi sconfinati.

La mia lettura è ancora in corso nel primo racconto (di 4 che sono presenti nel libro) e devo dire che per alcuni versi non è propriamente un libro facile da leggere, o per lo meno non scorrevole in maniera garantita per tutte le menti. Però è molto affascinante, soprattutto se si è amanti del genere “Il Signore degli Anelli”.

Qualche piccola ricerca su Google mi ha portato a scoprire che c’è veramente un intero mondo che ruota attorno ai “Mabinogion” (“per forza!” dirà giustamente qualcuno 🙂 ).

Per comodità ne riporto qualcuno di diretto, che mi ha colpito:

In inglese:

In italiano: