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	<title>(m&#124;t) The W-Corner &#187; scienza</title>
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	<description>L'angolo web di Marco Trevisan aka Bazzmann</description>
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		<title>Jurassic Park e gli Hobbit, realtà?</title>
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		<pubDate>Sun, 21 May 2006 14:12:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
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<p>In questi giorni sono davvero molte le notizie che hanno solleticato la mia curiosità, uno di cui ti ho già reso partecipe, relativamente alla produzione di &#8220;energia batterica&#8221;. Gli altri due che riporto qui hanno a che fare nientepopòdimenoche con la possibilità che il film <strong>Jurassic Park non sia poi così lontano dalla realtà</strong> e con un dibattito in corso su un ritrovamento di <strong>ominidi che sono a metà via tra nani e uomini di &#8220;statura media&#8221;</strong>, soprannominati &#8220;hobbit&#8221;, appunto.</p>
<h2>Jurassic Park rulez!</h2>
<p>Partiamo col piatto forte&#8230;</p>
<p>Se hai visto il film, ti sarà presente il nocciolo di tutto il racconto, ovvero la ricostruzione di un intero parco di animali appartenenti al periodo giurassico: i dinosauri. Tutto questo grazie al sangue prelevato da un fossile di zanzara.</p>
<p>Mary Schweitzer, una ricercatrice del Montana, sta mettendo in discussione molti libri sull&#8217;argomento &#8220;fossile&#8221;, ma soprattutto darà luce a molte informazioni sui dinosauri fino ad oggi ritenute impossibili da ottenere.</p>
<p>Studiando <strong>un osso di T-Rex</strong> (Tyrannosaurus Rex &#8211; il cattivone del film per intenderci -), vecchio di 65 milioni di anni, <strong>è riuscita a scoprire al suo interno dei residui di tessuto molle</strong>. Cosa ritenuta impossibile da tutti i libri sull&#8217;argomento.</p>
<p>Ancora più incredibilmente&#8230; utilizzando degli acidi particolari che sciolgono le parti ossee, anche fossili, ma non distruggono i tessuti molli eventualmente contenuti nell&#8217;osso, la Schweitzer <strong>ha scoperto dei vasi sanguigni sopravissuti al tempo</strong>. La conferma che si trattassero di vasi sanguigni è stata data dalla presenza di emoglobina (una proteina che serve a trasportare ossigeno nel sangue e che fornisce il classico colore rosso).</p>
<p> <img src="http://www.marcotrevisan.it/media/img/foto/dinosaur_1.jpg" alt="" /></p>
<p>Oltre a tutto questo, nonostante sia stato dato il nome &#8220;Bob&#8221; al T-Rex ritrovato, ha appurato che si tratta per giunta di un <strong>esemplare femminile e incinta</strong>, grazie alla presenza di quello che viene chiamato &#8220;osso midollare&#8221;, che si forma grazie al calcio utilizzato per alimentare e costruire lo scheletro del nascituro.</p>
<p>A quanto pare sarà da oggi possibile sfruttare questa scoperta per poter capire meglio l&#8217;evoluzione dei dinosauri e come i loro muscoli e vasi sanguigni funzionavano, ad esempio.</p>
<p>Chissà, magari tra non molto vedremo volare pterodattili&#8230; vedi mai&#8230; <img src='http://marcotrevisan.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
<h3>Risorse utili</h3>
<ul>
<li><a href="http://www.smithsonianmagazine.com/issues/2006/may/dinosaur.php">Smithsonian Institution Magazine: Dinosaur Schocker</a></li>
<li><a href="http://www.meas.ncsu.edu/faculty/schweitzer/schweitzer.htm">Mary H. Schweitzer</a> (foto e dati della ricercatrice)</li>
</ul>
<h2>Hobbit nella Terra di Mezzo Indonesiana?</h2>
<p>E&#8217; una notizia vecchia, in realtà, ed è solo il dibattito che si è rinfocolato, ma sembra che le critiche mosse da Robert D. Martin del Field Museum di Chicago, non abbiano scalfito molto le conclusioni a cui erano giunti gli studiosi e ricercatori all&#8217;epoca della scoperta dell&#8217;ominide.</p>
<p>L&#8217;Hobbit, come è stato ribatezzato nel 2003, anno della scoperta, <strong>visse più di 12.000 anni fa nell&#8217;isola di Flores</strong>, che se non è la Terra di Mezzo è sicuramente piuttosto strana e curiosa dato che era popolata da elefanti nani, lucertole giganti e uomini alti un metro, mento sfuggente, con le braccia lunghe e i piedi grossi.</p>
<p>Ancora non è detta l&#8217;ultima parola, quindi&#8230; staremo a vedere.</p>
<h3>Risorse utili</h3>
<ul>
<li><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2005/10_Ottobre/12/hobbit.shtml">Corriere della Sera: L&#8217;hobbit non era solo: scoperti nuovi resti</a></li>
<li><a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2006/05_Maggio/20/flores.shtml">Corriere della Sera: E&#8217; scontro sull&#8217;esistenza dell&#8217;Hobbit di Flores</a></li>
<li><a href="http://www.sciencedaily.com/releases/2006/05/060519100438.htm">Science Daily: Scientists Scuttle Claims That &#8216;Hobbit&#8217; Fossil From Flores, Indonesia, Is A New Hominid</a></li>
<li><a href="http://www.sciencedaily.com/upi/index.php?feed=Science&amp;article=UPI-1-20060520-07482600-bc-us-hobbits.xml">Science Daily: Debate on &#8216;Hobbits&#8217; continues</a></li>
</ul>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>Energia pulita dai batteri? Forse si.</title>
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		<pubDate>Sat, 13 May 2006 14:06:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[batteri]]></category>
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		<category><![CDATA[energia rinnovabile]]></category>
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Ad una prima lettura dell&#8217;articolo pubblicato ieri, 12 maggio, su Wired, pare che un giovane studente canadese, Kartik Madiraju, abbia trovato una soluzione interessante all&#8217;annoso problema di inventare una soluzione definitiva per l&#8217;energia pulita.
La chiave di tutto gira intorno a dei batteri magnetici scoperti nel 1975 da Richard P. Blakemore, che si possono ritrovare con [...]]]></description>
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<p>Ad una prima lettura dell&#8217;<a href="http://www.wired.com/news/technology/0,70882-0.html?tw=wn_index_3">articolo pubblicato ieri</a>, 12 maggio, su <a href="http://www.wired.com/">Wired</a>, pare che un giovane studente canadese, Kartik Madiraju, abbia trovato una <strong>soluzione interessante</strong> all&#8217;annoso problema di inventare una soluzione definitiva per l&#8217;<strong>energia pulita</strong>.</p>
<p>La chiave di tutto gira intorno a dei <a href="http://commtechlab.msu.edu/sites/dlc-me/curious/caOc96SC.html">batteri magnetici</a> scoperti nel 1975 da Richard P. Blakemore, che <strong>si possono ritrovare con una certa facilità</strong> sia nelle acque dolci che salate, di tutto il mondo. </p>
<p> <img src="http://www.marcotrevisan.it/media/img/foto/batterio-magnetico.png" alt=" " /></p>
<p>Stando ai risultati dell&#8217;esperimento, Madiraju è riuscito a produrre <strong>una discreta quantità di energia</strong> (all&#8217;incirca metà di quella prodotta dalle normali batterie &#8220;stilo&#8221; AA, oggi in commercio) <strong>per 48 ore consecutive</strong>, utilizzando una piccola quantità di batteri, contenuti in una batteria di plastica munita di elettrodi.</p>
<p>Approfondendo ulteriormente, grazie ai <a href="http://www.wired.com/news/technology/0,70882-0.html?tw=wn_index_3#comments">commenti dei lettori</a> dell&#8217;articolo pubblicato su Wired, sembra proprio che si possa davvero produrre una <strong>risorsa energetica potenzialmente infinita</strong>, a patto che si mantenga il loro habitat e soprattutto la presenza di Fe (ferro) e O<sub>2</sub> (ozono), necessari alla produzione di magnetite, utilizzata per la conversione in energia.</p>
<p>Per chi vuole approfondire la ricerca, è presente in rete un <a href="http://www.calpoly.edu/%7Erfrankel/NatRevMicro.pdf">sostanzioso PDF</a> sull&#8217;argomento.</p>
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