mercoledì, 24 ottobre 2007
Il ponte è stato posato e c’è stato tutto il tempo di osservarlo con calma. Ora, dopo aver letto con interesse i commenti che sono stati fatti nel precedente sfogo pubblicato (ringrazio vivamente tutti per la partecipazione!), colgo l’occasione sia per rispondere ad essi, che per tracciare un secondo profilo della situazione.
Prima di partire… prendo in prestito la webcam del Comune di Venezia per vedere assieme (anche se ovviamente ha la stessa resa di un film visto in televisione anzichè al cinema) com’è la situazione aggiornata in tempo reale:
Che il ponte piaccia, non piaccia, costi troppo o poco, francamente se a monte risulta del tutto un’opera inutile o di utilità risicata… scusate se lo dico chiaramente, ma che sia un’opera di Calatrava, Piano, Tange o di Michelangelo stesso, resuscitato e risorto… non me ne può fregare di meno perché è e resta un’opera inutile.
Ciò significa che, per come la vedo io, sono soldi totalmente sprecati.
Vogliamo parlare di opere d’arte e bellezza cittadina? Bene, ci sono centinaia di opere già esistenti a Venezia che hanno bisogno di essere curate con amore e attenzione, che già sono il frutto del più vivo interesse di tutti i turisti che ogni anno arrivano a flotte nella nostra città.
Sotto il profilo pratico, assolutamente e strettamente pratico, ho tracciato una veloce mappa su Google giusto per fare vedere “su carta” quanti chilometri “risparmia” al cittadino e/o al turista.

In pratica è necessario, passatemi il termine, come una scopa in culo. Se è tanto riduce il percorso di 2 minuti di tempo.
E ve lo dice uno che sa benissimo cosa voglia dire arrivare trafelato e di corsa per prendere il treno o l’autobus da un qualsiasi luogo di Venezia.
Il ponte è inutile, e finiamola di dire che lo è.
Il ponte è arrivato fin’ora a costare 10.700.000 euro… dieci milioni di euro.
Ripeto che il ponte è inutile.
Recentemente siamo stati soggetti ad una potente alluvione che ha creato numerosi disagi alla popolazione di terraferma. Ora, contando che l’amministrazione include anche la gestione della terraferma (Mestre), senza puntare sempre il dito su Venezia, credo di poter dire abbastanza tranquillamente che i soldi spesi per un ponte inutile avrebbero contribuito ben più utilmente a risolvere qualche problema più pratico. No?
Volendo, potremmo aggiungere che dieci milioni di euro probabilmente avrebbero fatto anche molto comodo a scopo preventivo rispetto all’alluvione, visto che gran causa del disagio è stato il rigurgito e collasso di tombini e affini spesso ostruiti. E non parlo per sentito dire, perché molti li vedo da me stesso tutti i giorni.
Un riassunto dei concetti basilari di Cacciari:
Si avvertiva la sfida di appropriarsi, per ragioni anche di ordine simbolico, di un’opera di grande ingegneria e architettura, un’opera d’arte contemporanea che sarà giudicata, apprezzata, criticata, ma che comunque sarà una delle cose che si verranno a visitare. Un’opera – ha proseguito il sindaco – che noi amministratori abbiamo il dovere di realizzare in città, certi di aver fatto bene, sicuri che il futuro ci darà ragione.
Si avvertiva la sfida di appropriarsi di un ponte?!?
A costo di ripetermi… non è meglio sentire molto più vivamente la sfida di rimettere in sesto una città che da troppo tempo sta subendo un lasciarsi andare?
Si fa un ponte d’oro inutile, e poi si usa materiale scarso per la rimessa in sesto del quotidiano con pavimentazioni che poco dopo essere state messe in posa iniziano a sgretolarsi, fondamenta che vengono restaurate e si assestano in modo errato danneggiando opere esistenti (andate a fare un salto come stanno le cose in zona Ponte dei Sospiri).
Gran bella sfida direi… sentita soprattutto.
Il vero dovere di voi amministratori, caro sindaco, è di operare per il bene della città, non per una pura e mera espressione di vanità personale, per altro assolutamente non sentita dalla cittadinanza.
Certo che i turisti verranno a visitare questa assurdità, ma c’è una fondamentale differenza: i turisti vengono a Venezia per visitare Venezia, non per il ponte. Già che ci sono verranno anche a vederlo, ma di certo non aggiungiamo cazzate dicendo che sarà un’attrattiva al pari del resto della città.
L’ultima chicca è il nome del ponte (e dimostra quanto Cacciari si senta così rappresentante del cittadino veneziano e si senta così in dovere di pensare a lui).
Il Gazzettino (il quotidiano per eccellenza di Venezia) tempo fa ha avviato intelligentemente un sondaggio rivolto ai veneziani su quale fosse il nome da assegnare al ponte, com’è tradizione per tutte le opere qui in città.
Il risultato ha portato in luce due nomi: ponte di Santa Lucia e ponte di Santa Chiara.
Entrambi assolutamente nel contesto, in quanto nomi già presenti li in zona e con significati più che adatti.
E cosa fa il nostro bel sindacone? Se ne sbatte le palle e afferma che il nome più adatto è “ponte de la Zirada”, in quanto è posizionato su un’ansa del Canal Grande. Naturalmente con “afferma” intendo che è il nome proposto proprio in comune per la sua assegnazione.
Ma fa di più… perché mica ci si annoia qua…
Propone anche di contestualizzare Piazzale Roma alla novità, chiamandola “campo de la Zirada”. Le perplessità dei cittadini sono ovviamente più che naturali.
Ora… a parte che tutto ha tranne che la sostanza di un campo classico veneziano, ma cambiare nome a Piazzale Roma equivale cambiare il nome a Palazzo Ducale, o a San Marco.
Francamente siamo un po’ al ridicolo.
Se è vero che Venezia include stili architettonici di tutti i tipi ed è senza dubbio un contenitore di molti stili innovativi, ciò non significa che il moderno di oggi sia un valore aggiunto.
Forse ho errato nel termine “classico”, ma di certo questo pezzo moderno a Venezia proprio non ci sta, esattamente come altre brutture moderne che hanno fatto.
Nemmeno a me lo stile della stazione piace, ma quantomeno è in marmo bianco e sta certamente più in tono di un ponte di metallo rosso acceso.
Ripeto: non critico lo stile di Calatrava, ma dove è stato posizionato.
Meglio un ponte in legno.
Se è vero che la bellezza è nell’occhio di chi guarda, è altrettanto vero che c’è un minimo comune denominatore che vale per tutti. Devo ancora sentire qualcuno che dica che Venezia è brutta (o Roma, o Firenze, o le cascate del Niagara, o qualsiasi altra bellezza esistente).
E’ vero che Piazzale Roma certo non è Venezia, e che c’è un ammasso di brutture una dietro l’altra (e non è che Santa Marta si salvi di più)… ma questo che significa? Che sul brutto dobbiamo aggiungere brutto?
Perché, se stiamo nuotando nella merda, tanto vale farcene buttare altra addosso?
O è meglio avere qualcuno che ci permetta di farci una doccia calda?
Se a Firenze volete un’opera di Calatrava, venitevi pure a prendere sto ponte!
Sul guardare al nuovo e al futuro sono d’accordo, di non vivere nel vecchiume sono d’accordo.
Non sono d’accordo che Venezia rappresenti un vecchiume, anzi reputo sia uno dei pochi casi di città sempreverde grazie alla sua ricchezza artistica e paesaggistica, e ancora meno sono d’accordo che questo ponte rappresenti un’occasione di ricchezza innovativa.
E poi non capisco francamente questa brama di infilarci opere d’arte moderna a tutti i costi. Venezia è splendida e il vero passo per volgere lo sguardo al futuro è proprio mantenerla viva, vegeta e bella sorridente, ridando colore ai suoi palazzi, ridando lucentezza a tanti marmi anneriti, offrendo quella vivacità che l’ha contraddistinta per secoli.
Una vivacità anche e soprattutto rappresentata dalla vivacità di chi ci vive.
Se proprio vogliamo parlare di volgere lo sguardo al futuro allora, più che ad un ponte, penserei a svariate ed innumerevoli cose che rendano questa città viva e fiera di essere abitata e vissuta.
Offrire attrattive interessanti per i turisti, permettere ai veneziani di viverla, permettere alla città di difendersi realmente dalle intemperie e poter restare davvero in salute.
Ciò significa dragare i rii (i canali più piccoli della città) che sono uno dei primi motivi di acqua alta più “spinta”, esattamente come la differenza di efficienza tra un tombino intasato e uno non intasato.
Significa tenerla pulita.
Significa offrire servizi alla cittadinanza e ai turisti. Ma servizi veri ed efficienti.
Significa prendersi cura di essa e non violentarla con progetti dementi, come il Mose o la sublagunare.
Significa ascoltare la cittadinanza.
Significa dare e/o ridare sfarzo, lustro e attrattiva alle attività culturali della città.
Significa arrivare a non pagare più di 6 euro un biglietto per spostarsi con un mezzo pubblico.
Significa riuscire a gestire i flussi turistici in modo efficiente per la città.
Significa ospitare opere di grandi artisti, certo, ma che siano in armonia con la città. E se c’è armonia, difficilmente ci sono grandi critiche e persone scontente.
Alcune cose vengono fatte, altre no.
Vogliamo davvero volgere uno sguardo al futuro?
Bene… facciamolo, qui sopra ho elencato un sacco di opportunità.
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