venerdì, 18 maggio 2007
Sembra quasi un destino quello dell’indipendenza veneziana, sempre invidiata e combattuta, fino dalla sua nascita. Tanto che già agli albori Padova voleva impossessarsi della leggenda sulla nascita di Venezia, adducendola ad un manipolo di padovani andati a fondare la città.
E sempre più spesso, negli ultimi anni, si fa un gran parlare di Serenissima Repubblica Veneta, lingua veneta e popolo veneto.
E come simbolo e bandiera: il leone.
Non ho nulla in contrario che si parli di valorizzare il territorio Veneto, che si parli di valorizzare la cultura veneta e la storia veneta, ma usare simboli appartenenti a tutt’altra cultura e storia solo perché sono i più forti, anche nella memoria storica di ognuno di noi, distorcendo poi anche la realtà… beh… ma per favore!
E’ esistita la Serenissima Repubblica di Venezia, che ha predominato sui mari e sul commercio navale per secoli.
E’ esistito un impero Veneziano, arrivato fino a Costantinopoli e al Mediterraneo.
E’ stato parlato il Veneziano, in tutti questi luoghi. O il latino.
E’ stato creato e usato a Venezia un complesso sistema di regole civili e penali, di governo della città e dei territori sotto il suo controllo.
E’ Venezia che ha avuto la forza di mantenere l’indipendenza dallo Stato della Chiesa, pur con le dovute mediazioni quando questo si rendeva necessario.
Non è un caso che la sede della Regione del Veneto, così come delle maggiori istituzioni, sia a Venezia.
E’ stata questa piccola, ma grande città e popolo, ad entrare nella storia.
E’ stato quasi urlato un grido di gioia quando il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato un documento dove è stata dichiarata l’esistenza della lingua veneta.
Beh, la lingua veneta non esiste.
Esiste il veneziano, il trevigiano, il vicentino, il veronese, il bellunese, il rovigoto, il chioggiotto, il padovano.
Il veneto no.
E’ come dire che esiste l’esperanto. Si, forse la sua esistenza c’è, ma chi lo parla? Nessuno.
Tranne una struttura di base, il vocabolario tra città e città (e parliamo di una distanza tra una città e l’altra di non certo centinaia di chilometri) è talmente differente che due dialetti, parlati in modo radicale (quello non troppo italianizzato per capirci), non sempre si capiscono nella loro interezza.
Quindi, la lingua veneta non esiste.
Se vogliamo fare una cosa saggia, e probabilmente più importante per valorizzare davvero ciò che viene chiamato “popolo veneto” (io parlerei in effetti più di territorio veneto, proprio per culture molto differenti tra loro tra provincia e provincia veneta), allora valorizziamo ogni singola cultura e storia nel territorio veneto, ma non con i simboli, la storia e la cultura di Venezia.
Usiamo i simboli appropriati, e lasciamo che il Leone continui a ruggire dov’è nato: nella Serenissima Repubblica di Venezia, non veneta.
E per finire in tema…
“Zo ‘e sate dal leòn che ve mòrsego!”
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“Non sorridiamo perché qualcosa di buono è successo, ma qualcosa di buono succederà perché sorridiamo.”
proverbio giapponese
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