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	<title>(m&#124;t) The W-Corner &#187; libro</title>
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	<description>L'angolo web di Marco Trevisan aka Bazzmann</description>
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		<title>L&#8217;anno dell&#8217;uragano.</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 17:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Dojo]]></category>
		<category><![CDATA[Joe R. Lansdale]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>

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		<description><![CDATA[Estratto dal libro di Joe R. Lansdale, "Il giorno dell'uragano".]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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<p>Ore 18.30</p>
<p>In un pomeriggio più caldo di due ratti che trombano in un calzino di lana, John McBride, uno e ottantacinque abbondanti, quasi cento chili, le manone come prosciutti, un fisico da cinghiale selvatico con un carattere dello stesso genere, arrivò all&#8217;isola di Galveston col traghetto che veniva dalla costa del Texas; aveva una sei colpi sotto il spprabito e un rasoio in una scarpa.</p>
<p>Mentre il traghetto attraccava, McBride mise giù la valigia, si tolse la bombetta, prese un bel fazzoletto bianco nuovo di zecca da una tasca del soprabito, lo usò per asciugare l&#8217;inceratino della bombetta, poi per detergersi il sudore dalla fronte, quindi se lo passò sui radi capelli neri per rimettersi infine il cappello.</p>
<p>A San Francisco un vecchio cinese gli aveva detto che i capelli li stava perdendo perché portava sempre il cappello, e McBride aveva deciso che poteva anche avere ragione; però adesso il cappello lo portava per nascondere la propria calvizie. All&#8217;età di trent&#8217;anni sentiva di essere troppo giovane per perdere i capelli.</p>
<p>Il cinese gli aveva venduto a una cifra considerevole un tonico dall&#8217;odore dolciastro che avrebbe dovuto risolvere il suo problema. McBride lo usava con devozione religiosa, strofinandoselo sullo scalpo. Finora, l&#8217;unico effetto visibile era stata la lucidatura della sua pelata. Se mai fosse tornato a San Francisco era il caso di andare a trovare quel cinese, magari per fagli un paio di bernoccoli sulla testa.</p>
<p>“<strong>Il giorno dell&#8217;uragano</strong>“, <br />
 Joe R. Lansdale — pag. 19-20<br />
 (Fanucci Editore)</p>
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		<title>Essere liberi significa&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Apr 2006 14:05:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dojo]]></category>
		<category><![CDATA[etica per un figlio]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>

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Non possiamo scegliere quello che ci succede ma siamo liberi di rispondere a quello che ci accade obbedendo o ribellandoci, rischiando o cautelandoci, rassegnandoci o vendicandoci, vestendoci alla moda o coprendoci da orsi&#8230;
Essere liberi significa tentare di fare qualcosa e non riuscirci sempre.
E&#8217; difficile scegliere liberamente certe cose e si preferisce pensare di non essere [...]]]></description>
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<p>Non possiamo scegliere quello che ci succede ma siamo liberi di rispondere a quello che ci accade obbedendo o ribellandoci, rischiando o cautelandoci, rassegnandoci o vendicandoci, vestendoci alla moda o coprendoci da orsi&#8230;</p>
<p>Essere liberi significa tentare di fare qualcosa e non riuscirci sempre.</p>
<p>E&#8217; difficile scegliere liberamente certe cose e si preferisce pensare di non essere liberi.</p>
<p>&#8220;<strong>Etica per un figlio.</strong>&#8220;, <br />
 Lovera &#8211; Paternò<br />
 (Laterza)</p>
<p><em>Grazie ad Alessandra per averlo inviato!</em></p>
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		<title>La rosa del farmacista.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2005 23:51:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dojo]]></category>
		<category><![CDATA[Candace Robb]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>

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«Devo sapere chi è al corrente della faccenda» disse piano Owen. «Vedete, se l&#8217;assassino non è Nicholas, se l&#8217;assassino è libero, sono in pericolo tutti coloro che hanno in mano una qualche prova. Vi metto in guardia; devo mettere in guardia la persona che condivide il segreto con voi.»
Wulfstan levò lo sguardo, incerto. «In pericolo?»
 [...]]]></description>
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			</a>
		</div>
<p>«Devo sapere chi è al corrente della faccenda» disse piano Owen. «Vedete, se l&#8217;assassino non è Nicholas, se l&#8217;assassino è libero, sono in pericolo tutti coloro che hanno in mano una qualche prova. Vi metto in guardia; devo mettere in guardia la persona che condivide il segreto con voi.»</p>
<p>Wulfstan levò lo sguardo, incerto. «In pericolo?»<br />
 «In una situazione simile sapere vuol dire rischiare.»<br />
 «<em>Deus iuvat me!</em> non ci avevo pensato.»<br />
 «Si tratta di madama Wilton?»<br />
 «Ora che mi avete avvertito, posso mettere sull&#8217;avviso la persona che mi ha aiutato.»<br />
 «Pensateci. Io lavoro nella bottega dei Wilton. Se so che madama Wilton è in pericolo, posso proteggerla.»</p>
<p>Sì, pensò Wulfstan, quell&#8217;uomo forte e vigoroso era in grado di proteggerla, di vegliare su di lei. Che cosa poteva fare lui, Wulfstan? Come avrebbe potuto tenerla lontana dai pericoli? «Sì, dissi Lucie Wilton di non perdere di vista Nicholas. Le raccomandai di bruciare il farmaco.»<br />
 «Non sarà stato facile dirglielo.»<br />
 «Fu tremendo.»<br />
 «Ne sarà stata sconvolta.»<br />
 «Lucie Wilton è una donna coraggiosa. La prese con calma. Capì subito perché gliene parlavo.»</p>
<p>«Non pianse o si torse le mani?»<br />
 «Non è nel suo stile.»<br />
 «Vi sarete sentito sollevato. Non sarete di certo abituato agli svenimenti delle donne.»<br />
 «Non gliene avrei parlato se avessi temuto che si sarebbe comportata da sciocca.»<br />
 «Non ne fu quindi turbata?»</p>
<p>Wulfstan aggrottò la fronte. La domanda puntava in una direzione che non gli piaceva.</p>
<p>&#8220;<strong>La rosa del farmacista.</strong>&#8220;, <br />
 Candace Robb &#8211; pag. 252-253<br />
 (Piemme)</p>
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		<title>Scorrete lacrime, disse il poliziotto.</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Nov 2005 23:50:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dojo]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Philip K. Dick]]></category>

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- Dio. &#8211; Jason barcollò. Vacillò, e la sua percezione della gravità si frantumò. Il suo orecchio medio, sottoposto a pressioni, si mise a fluttuare, e la stanza prese a ruotargli attorno, nel silenzio di una danza perpetua. Come una ruota panoramica in un luna park.
Chiuse gli occhi, si appoggiò al muro, poi, alla fine, [...]]]></description>
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		</div>
<p>- Dio. &#8211; Jason barcollò. Vacillò, e la sua percezione della gravità si frantumò. Il suo orecchio medio, sottoposto a pressioni, si mise a fluttuare, e la stanza prese a ruotargli attorno, nel silenzio di una danza perpetua. Come una ruota panoramica in un luna park.</p>
<p>Chiuse gli occhi, si appoggiò al muro, poi, alla fine, guardò di nuovo.</p>
<p>“E&#8217; morta” pensò. “Ma quando? Centomila anni fa? Un minuto fa?”<br />
 “Perché è morta?”<br />
 “E&#8217; un effetto della mescalina che ho preso? <em>E reale?</em>”</p>
<p>Era reale.</p>
<p>Si chinò a toccare la camicia con le frange. la pelle era morbida, soffice; non si era decomposta. Il tempo non aveva toccato i vestiti. Il che significava qualcosa, ma lui non era in grado di capirlo. “Soltanto lei” pensò. “Tutto il resto, in questa casa, è com&#8217;era prima. Quindi non può essere colpa dell&#8217;effetto della mescalina. Però non posso esserne certo.”</p>
<p>“Devo scendere al piano di sotto. Andarmene da qui.”<br />
 Ripercorse a zig-zag il corridoio.</p>
<p>&#8220;<strong>Scorrete lacrime, disse il poliziotto.</strong>&#8220;, <br />
 Philip K. Dick &#8211; pag. 188<br />
 (Mondadori)</p>
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		<title>Summer thoughts.</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Jul 2005 11:03:04 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Dojo]]></category>
		<category><![CDATA[J.R. Lansdale]]></category>
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Sarebbe facile dimostrare che la mia vita è stata povera di successi, nel campo finanziario come in quello amoroso. Ma nessuno potrebbe sostenere che è stata povera di eventi.
Gli eventi ultimamente erano stati cosi tanti da convincermi di aver esaurito la scorta di congiunture assurde che mi era stata assegnata, al punto di trovarmi con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p>Sarebbe facile dimostrare che la mia vita è stata povera di successi, nel campo finanziario come in quello amoroso. Ma nessuno potrebbe sostenere che è stata povera di eventi.</p>
<p>Gli eventi ultimamente erano stati cosi tanti da convincermi di aver esaurito la scorta di congiunture assurde che mi era stata assegnata, al punto di trovarmi con la legge delle probabilità a mio favore: la mia  esistenza futura sarebbe stata relativamente tranquilla. Almeno fino all&#8217;arrivo della vecchiaia, quando avrei preso dimora in una scatola di cartone sotto un cavalcavia della Statale 59, cacando dietro i cespugli e leccando la salsa avanzata dall&#8217;involucro dei Big Mac. Era il modo in cui credevo che la maggior parte di noi, venuti al mondo durante il boom delle nascite, avrebbe terminato la corsa. Niente assistenza medica. Niente assicurazione. Niente milioni di dollari messi via per la vecchiaia. Forse non avremmo avuto neppure la scatola di cartone, e non era una certezza neanche il cespuglio dietro il quale fare la cacca.</p>
<p>L&#8217;età del rimbambimento per me era ancora lontana, ma comunque molto più vicina di quanto mi piacesse pensare. C&#8217;erano giorni in cui speravo di non raggiungere la meta geriatrica della scatola di cartone, rigida e sporca sotto un cavalcavia, con un involucro di Big Mac stretto in mano. Ma neppure desideravo passare nell&#8217;aldilà sul letto bianco di una casa di riposo, con un piatto di puré di piselli sul vassoio e un tubo di plastica nell&#8217;uccello.</p>
<p>&#8220;<strong>Rumble Tumble</strong>&#8220;, <br />
 J.R. Lansdale &#8211; pag. 1<br />
 (Einaudi, 2004)</p>
<p><em>Segnalato da: Lorenzo</em></p>
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		<title>Il ladro di anime.</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2005 11:01:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dojo]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Paul Doherty]]></category>

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«Non ti muovere» l&#8217;avvertì St. Clair. «Il ballerino è uno yurydivey, un folle. Persino lo zar tratta con rispetto quelli come lui.» Il gesuita le si accovacciò accanto. «Sembra che tu le piaccia.»
Lo yurydivey si fermò di colpo per osservare a occhi sbarrati la piccola croce di metallo al collo del gesuita, poi avanzò prudente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p>«Non ti muovere» l&#8217;avvertì St. Clair. «Il ballerino è uno <em>yurydivey</em>, un folle. Persino lo zar tratta con rispetto quelli come lui.» Il gesuita le si accovacciò accanto. «Sembra che tu le piaccia.»</p>
<p>Lo <em>yurydivey</em> si fermò di colpo per osservare a occhi sbarrati la piccola croce di metallo al collo del gesuita, poi avanzò prudente, la mano tesa a carezzargli il viso come farebbe una mamma con il suo piccino.</p>
<p>«Problemi?» domandò Cowper avvicinandosi.</p>
<p>Lo <em>yurydivey</em>, adesso a quattro zampe, si avvicinò a St. Clair come un cane, strusciandosi contro le sue gambe. Aveva gli occhi sgranati per lo stupore, scuoteva la testa come se non riuscisse a credere a quel che vedeva. D&#8217;un tratto si prostrò, battendo tre volte la fronte per terra. St. Clair gli sfiorò i capelli dicendo qualche parola in russo. Lo <em>yurydivey</em> si alzò di scatto, battè le mani e se ne andò danzando e cantando a squarciagola.</p>
<p>«Bene, hai reso felice un russo» disse Cowper con tono acido, poi osservò gli altri due. «Cos&#8217;hai di speciale? Pensavo che i russi si prostrassero solo davanti alle icone e agli oggetti sacri.»</p>
<p>«Porto la croce» rispose St. Clair semplicemente. «E in Russia il labbro leporino è segno di favore divino, significa che Rebecca è stata baciata da un angelo.»</p>
<p>Rebecca avrebbe voluto protestare, ma si sforzò di tenere a freno la bocca. Lo <em>yurydivey</em> era apparso intrigato dalla sua presenza, ma aveva dimostrato un rispetto genuino solo per St. Clair.</p>
<p>«Forza!» Il gesuita si drizzò, facendo segno ai facchini di muoversi. «Alloggeremo in una <em>kibak</em>, una tipica taverna russa. Bagni caldi, buon cibo, poi si riparte.»</p>
<p>&#8220;<strong>Il ladro di anime</strong>&#8220;, <br />
 Paul Doherty &#8211; pag. 251-252<br />
 (Piemme Pocket)</p>
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		<title>Il principe dell&#8217;Annwn.</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2005 10:35:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dojo]]></category>
		<category><![CDATA[Evangeline Walton]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[mabinogion]]></category>

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Lasciò cadere la spada; era stato terribilmente arduo abbassare il braccio senza usarla. Distolse lo sguardo da quegli occhi azzurri nel quale moriva la speranza. Disse, cercando di tenere ferma la voce: «Signore, potrei pentirmi di quello che ho fatto. Chi ne ha il coraggio ti uccida. Non voglio macchiarmi le mani con altro sangue [...]]]></description>
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			</a>
		</div>
<p>Lasciò cadere la spada; era stato terribilmente arduo abbassare il braccio senza usarla. Distolse lo sguardo da quegli occhi azzurri nel quale moriva la speranza. Disse, cercando di tenere ferma la voce: «Signore, potrei pentirmi di quello che ho fatto. Chi ne ha il coraggio ti uccida. Non voglio macchiarmi le mani con altro sangue tuo.»</p>
<p>Havgan sospirò profondamente. Disse solo: «Fa&#8217; venire i miei uomini. I capi del mio esercito.»</p>
<p>Arrivarono, quegli uomini d&#8217;Oriente dalla barba nera. Emersero da quell&#8217;ombra incerta e attraversarono le acque insanguinate. Si assieparono intorno al loro Signore e Havgan prese la mano di ognuno e la strinse. Un debole riflesso della sua antica bellezza gli illuminava il viso.</p>
<p>«Troppo presto abbiamo lasciato gli antichi templi di Cuthah, nel Sumer vicino al Sole Nascente. Gli Dei dell&#8217;Oriente regneranno in Occidente, ma non per ora. Portatemi via di qui, miei fedeli. Non posso guidarvi oltre.»</p>
<p>Sempre piangendo, essi fecero un leto con i loro mantelli. Lo sollevarono e lo portarono via, in quell&#8217;Ombra che avevano creato. Pwyll e i suoi uomini, guardandoli allontanarsi, videro che mentre attraversavano il guado le tenebre si erano diradate, ritirandosi verso il basso. Come un mantello, esse caddero dai cieli che avevano oscurato, e questi risplendettero di nuovo, limpidi, immensi e senza macchia. Ciò che era sembrato tanto enorme e mostruoso, una sfida allo stesso infinito, si ridusse a un piccolo alone buio che avvolgeva quegli uomini piangenti e il loro carico. Attraverso quel nero giungeva il loro triste lamento funebre; poi la lontananza li inghiottì. Allora tutto si quietò; la luna rischiarò di nuovo le due sponde del guado, tranquilla come nell&#8217;obliato Principio. Delicata, come mano materna su un fanciullo ammalato, la sua luce carezzava quella desolata terra ferita.</p>
<p>E Pwyll pensò semplicemente, gioiosamente: <em>Ora posso tornare a casa.</em> Poi ricordò, con un intimo gemito, qual è il dovere di un Re prima di tornare a casa a festeggiare la vittoria. «Miei Signori, seguiamoli, e vediamo che cosa dev&#8217;esser fatto per queste terre che ora sono di nuovo mie. E anche quali uomini dovrebbero essere miei vassalli.»</p>
<p>Ad una voce essi risposero: «Signore, tutti gli uomini dovrebero essere tuoi vassalli, perché ancora una volta non c&#8217;è altro Re in tutto l&#8217;Annwn all&#8217;infuori di te.»</p>
<p><em>Il ritorno a casa</em></p>
<p>In groppa al Grigio di Arawn, Pwyll, Principe del Dyved, rientrò al galoppo nella verde radura di Glen Cuch: quella radura dove il cervo aveva trovato la sua fine e tante altre cose il loro principio.</p>
<p>&#8220;<strong>I Mabinogion</strong>&#8220;, <br />
 Evangeline Walton &#8211; pag.67 <br />
 (TEA)</p>
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		<title>I Mabinogion.</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2005 10:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Ho iniziato a leggere un nuovo libro, una serie di racconti della letteratura gallese medievale. Riportando quanto scrive chi ne sa più di me:
Opera &#8220;collettiva&#8221; di autori sconosciuti, a lungo tramandati in forma orale, i racconti dei Mabinogion rappresentano un compendio della mitologia gallese. La loro trascrizione risale alla metà del XII secolo ma la [...]]]></description>
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<p>Ho iniziato a leggere un nuovo libro, una serie di racconti della letteratura gallese medievale. Riportando quanto scrive chi ne sa più di me:</p>
<blockquote cite="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=235&amp;isbn=8850207069"><p>Opera &#8220;collettiva&#8221; di autori sconosciuti, a lungo tramandati in forma orale, i racconti dei Mabinogion rappresentano un compendio della mitologia gallese. La loro trascrizione risale alla metà del XII secolo ma la loro origine è molto più antica. Praticamente illeggibili per chiunque non abbia una profonda conoscenza delle forme linguistiche celtiche medievali, cominciarono a essere noti, tradotti in inglese, a partire dal 1850. Nelle mani di Evangeline Walton la materia di questi racconti di magia e di avventura si è trasformata in un ciclo di quattro romanzi, ponendosi come un importante esempio di narrativa fantastica moderna. Un&#8217;atmosfera magica, tra avventure di cavalieri e contese regali, amori contrastati, foreste oscure e spazi sconfinati.</p>
</blockquote>
<p>La mia lettura è ancora in corso nel primo racconto (di 4 che sono presenti nel libro) e devo dire che per alcuni versi non è propriamente un libro facile da leggere, o per lo meno non scorrevole in maniera garantita per tutte le menti. Però è molto affascinante, soprattutto se si è amanti del genere &#8220;Il Signore degli Anelli&#8221;.</p>
<p>Qualche piccola ricerca su <a title="collegamento esterno al sito" href="http://www.google.it/search?q=mabinogion&amp;start=0&amp;start=0&amp;ie=utf-8&amp;hl=it&amp;oe=utf-8&amp;client=firefox-a&amp;rls=org.mozilla:it-IT:official">Google</a> mi ha portato a scoprire che c&#8217;è veramente un intero mondo che ruota attorno ai &#8220;Mabinogion&#8221; (&#8220;per forza!&#8221; dirà giustamente qualcuno <img src='http://marcotrevisan.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  ).</p>
<p>Per comodità ne riporto qualcuno di diretto, che mi ha colpito:</p>
<p><strong>In inglese:</strong></p>
<ul>
<li><a title="collegamento esterno al sito" href="http://www.mabinogion.info/">Mabinogion.Info</a></li>
<li><a title="collegamento esterno al sito" href="http://www.webmesh.co.uk/Mabinogionhomepage.htm">The Mabinogion</a></li>
<li><a title="collegamento esterno al sito" href="http://www.missgien.net/arthurian/mabinogion/">Miss Gien</a></li>
<li><a title="collegamento esterno al sito" href="http://www.zinescene.org/mabin/">Vari formati (HTML, PDF, ecc.) dei racconti</a></li>
</ul>
<p><strong>In italiano:</strong></p>
<ul>
<li><a title="collegamento esterno al sito" href="http://www.tealibri.it/scheda.asp?idlibro=3469">Il libro che sto leggendo <img src='http://marcotrevisan.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </a></li>
<li><a title="collegamento esterno al sito" href="http://www.celticworld.it/phorum/read.php?4,16564">Celtic World &#8211; Forum</a></li>
<li><a title="collegamento esterno al sito" href="http://www.croponline.org/miticeltici.htm">Miti celtici</a></li>
</ul>
<p><br class="spacer_" /></p>
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		<title>L&#8217;ora del leone.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 May 2003 10:28:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dojo]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Nelson Demille]]></category>

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«A vostra disposizione.» dissi alla congrega, il che in pratica significava &#8220;Andate a fare in culo&#8221;. Ma certe cose, in questi casi, non le dici in maniera esplicita se vuoi che continuino a tenere l&#8217;amo sul pelo dell&#8217;acqua. Piuttosto interessante.
Un altro motivo del mio modo di fare brusco era la nostalgia del Dipartimento di polizia, [...]]]></description>
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<p>«A vostra disposizione.» dissi alla congrega, il che in pratica significava &#8220;Andate a fare in culo&#8221;. Ma certe cose, in questi casi, non le dici in maniera esplicita se vuoi che continuino a tenere l&#8217;amo sul pelo dell&#8217;acqua. Piuttosto interessante.</p>
<p>Un altro motivo del mio modo di fare brusco era la nostalgia del Dipartimento di polizia, noi lo chiamavamo &#8220;il Lavoro&#8221;, e in quel momento mi piangevo addosso e sognavo i bei giorni che furono.</p>
<p>Intercettai lo sguardo di Nick Monti. Non lo avevo conosciuto in servizio ma sapevo che aveva fatto il detective nell&#8217;unità  investigativa, il che era perfetto per questo tipo di lavoro. Dicevano di aver bisogno di me per l&#8217;omicidio di quel palestinese e per altri delitti di matrice terroristica, per questo mi avevano offerto il contratto. «Lo sai perchè agli italiani non piacciono i Testimoni di Geova?» chiesi a Nick.</p>
<p>«No&#8230; perchè?»</p>
<p>«Perchè agli italiani non piace nessun testimone.»</p>
<p>La battuta provocò una sonora risata di Nick, ma gli altri tre mi guardarono come se avessi scorreggiato con il cervello. I federali, dovete sapere, sono così politically correct e anal-ritentivi, così terrorizzati dal catechismo del Pensiero di Washington, così intimiditi dalle direttive idiote che Washington emette come un costante flusso diarroico. Voglio dire, con il passare degli anni stiamo tutti più attenti a non offendere gli altri, a misurare le parole, e la cosa mi sta bene, ma i federali diventano decisamente paranoici all&#8217;idea di urtare qualcuno o qualche gruppo, così può capitare di sentire frasi del tipo &#8220;Salve, signor terrorista, mi chiamo George Foster e oggi sarà il funzionario addetto al suo arresto&#8221;.</p>
<p>&#8220;<strong>L&#8217;ora del Leone</strong>&#8220;, <br />
 Nelson Demille &#8211; pag.32</p>
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		<title>Tu hai voluto.</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jun 2002 10:23:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dojo]]></category>
		<category><![CDATA[Herman Hesse]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Siddharta]]></category>

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«  Tu hai voluto. Vedi, Kamala, se tu getti una pietra nell&#8217;acqua, essa si affretta per la via più breve fino al fondo. E così è di Siddharta, quando ha una meta, un proposito. Siddharta non fa nulla.
Siddharta pensa, aspetta, digiuna, ma  passa attraverso le cose del mondo come la pietra attraverso l&#8217;acqua, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="tweetmeme_button" style="float: right; margin-left: 10px;">
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			</a>
		</div>
<p>«  Tu hai voluto. Vedi, Kamala, se tu getti una pietra nell&#8217;acqua, essa si affretta per la via più breve fino al fondo. E così è di Siddharta, quando ha una meta, un proposito. Siddharta non fa nulla.</p>
<p>Siddharta pensa, aspetta, digiuna, ma  passa attraverso le cose del mondo come la pietra attraverso l&#8217;acqua, senza far nulla, senza agitarsi: viene scagliato, ed egli si lascia cadere. La sua meta lo tira a sé, poiché egli non conserva nulla nell&#8217;anima propria, che potrebbe contrastare a questa meta.</p>
<p>Questo è ciò che Siddharta ha imparato  dai Samana. Questo è ciò che gli stolti chiamano magia, credendo che sia opera dei demoni.</p>
<p>Ognuno di noi può compiere opera di magia, ognuno può raggiungere i propri fini, se sa pensare, se sa aspettare, se sa digiunare. »</p>
<p>&#8220;<strong>Siddharta</strong>&#8220;, <br />
 Herman Hesse &#8211; pag.97</p>
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