martedì, 22 giugno 2010
E’ una mattina d’estate e sono a Venezia, ho poco più di vent’anni e questo basta a fare di questa giornata una degna avventura da vivere a pieni polmoni con l’entusiasmo di un bambino.
Insomma, sto andando in questa agenzia di viaggi, che una cara collega della mia ragazza mi ha indicato: “vai là che cercano ragazzi in gamba come te“.
E chi sono io per metterlo in dubbio? Ci vado, e subito anche.
Parentesi: tra l’altro il direttore è uno suo caro amico. Chiusa parentesi.
Devo dire che mi aspettavo un’agenzia, come dire, un tantinello più grande… c’è un bancone a destra appena entrati — piccoletto —, 2 scaffali a sinistra con i depliànt — pochi —, un ragazzo — più grande di me di almeno una decina d’anni — e una ragazza — anche lei più grande di me di altrettanti anni —. Se ne stanno li dietro al bancone, e di fianco al ragazzo c’è una vetrata a specchio e, di fianco alla vetrata e al bancone, una porticciola.
Esatto, un po’ come la stanza degli interrogatori dei polizieschi americani: capisci subito che dietro a quel vetro c’è un guardone che pensa di non essere scoperto.
Immagino che li stia il pezzo grosso.
Sbrigate le presentazioni e i convenevoli, mi introducono al direttore, con cui devo fare il colloquio.
Io entro con fare spavaldo, ma gentile ed educato. Spavaldo. Ma educato.
Devo mostrare un temperamento gagliardo, ma educato. Cioè, qua bisogna far vedere che siamo persone serie e il posto di lavoro ce lo meritiamo.
Mi accorgo che ha una faccia un po’ da ebete, ma sorvolo. Sarà pur direttore per qualche motivo.
Inizia il colloquio e vengono passate in rassegna le classiche domande di rito: “quanti anni ha? perché vorrebbe lavorare qui? ha mai lavorato in una agenzia di viaggi prima d’ora? conosce la lingua inglese — sa per via del turismo —? pensa di essere in grado di svolgere il lavoro?“
A questa età le risposte ti verrebbe da darle un po’ esagerate: “ne ho 21 ma sono stato responsabile di un ufficio – vorrei lavorare qui perché la vostra agenzia mi ha sempre interessato – non ho mai lavorato prima in un’agenzia di viaggi, ma suvvia, cosa vuole che sia per uno come me… io imparo in fretta… ecchediamine – con l’inglese ci parlo al cane e ormai lui mi risponde, talvolta anche in slang… ah ah ah… l’ha capita vero…“.
E invece no. Spavaldo, ma educato e morigerato.
Che parolona eh? Morigerato, dico. E’ una di quelle parole che dà un certo tono. Cioè, ad usarle nel modo giusto e nel contesto giusto, ti fanno sembrare parecchio figo.
Senti come suona bene: “mooo-ri-geee-raaa-tooo“.
Occhéi, sto deviando… eravamo alle domande di rito, quelle che gli servono per sondare il terreno, per capire chi sei prima di propinarti una delle solite presentazioni fighe delle grandi aziende fighe. Quelle che solo a raccontarle li vedi sudare eccitati per quanto sono orgogliosi di essere fighi e tutti in una grande famiglia.
Roba che devi prenderti l’ombrello altrimenti rischia di caderti in testa una litrata del prodotto interno lordo delle loro seghe mentali.
E non sarebbe proprio una bella esperienza.
Ecco, ora mi spiega che loro fanno prenotazioni aeree, ferroviarie oltre che lavorare con i migliori pacchetti di viaggio di lusso.
Capito? Di lusso, mica roba da plebaglia. Che solo a nominare la parola “Jesolo”, minimo minimo gli parte l’orticaria dal piede e si catapulta sulla testa con un triplo salto carpiato.
E poi si tuffa nei dettagli tecnici: “…perché sa, noi qui usiamo AMADEUS per fare le prenotazioni, noi qui siamo IN RETE…“.
“Figo!” — penso — “almeno qualcosa di interessante c’è…”
“…abbiamo questo computer che vede qui e gli altri 3 nell’altra stanza che sono collegati alla sede centrale…“
“ah… interessante…” — ovviamente non resisto e mi gioco l’asso, visto che di computer me ne intendo — “… e su che sistema operativo gira? Uìndòuus o il dòss?“
Notato come sfoggio una pronuncia esemplare sulla parola “windows”? Se non so l’inglese io, cacchio…
Lui però mi fissa per qualche secondo — si, la faccia da ebete ce l’ha davvero, non mi sbaglio — e poi afferma con decisione: “no, qui si lavora con Amadeus“.
“Noooo, occhéi, quello è il programma che usate… ma mi chiedevo, è installato su uìndòv o dòs” — lo so che avrei dovuto farmi i cazzi miei, ma non resistevo a sfoggiare un minimo di conoscenza e, come si può notare, ho anche reso più semplice la pronuncia… ‘sia mai che crei confusione…
Lui mi guarda, ha un po’ lo sguardo vacuo — o forse è solo ebete —, ci riflette 5 o 6 secondi e poi afferma ancora: “Guardi, qui si lavora con Amadeus… vede? C’è scritto qui, in grande.“
Ecco, è il momento. Fatti i cazzi tuoi Marco. Taci e fai un’espressione sorpresa e incuriosita… “aaah bello, imparerò anche una cosa nuova allora… bello bello…“
A volte è meglio passare per uno un po’ lento, che per quello troppo figo.
Spavaldo, ma educato, morigerato e umile. Ricordalo: u-mi-le. Non esagerare.
Poiché sembra che si sia convinto della mia assoluta buona fede e, probabilmente, ignoranza in materia di Amadeus, mi dice che possiamo iniziare a sperimentare intanto due settimane di prova e poi, se va tutto bene, iniziamo con un periodo a tempo determinato. E se va tutto bene, ragazzi, stento a crederlo: sono uno di famiglia. La grande famiglia dell’agenzia più figa del mondo.
Amadeus Amadeus! A-mmma-deus! Amadeus Amadeus oh oh oh a-mmma-deus!
Eh, grande Falco… gran bel pezzo anni ’80…
Eccomi, sono stato accolto nella Grande-Famiglia-Felice-Della-Grande-E-Figa-Agenzia-Di-Viaggi.
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“Il cammino attraverso la foresta non è lungo se si ama la persona che si va a trovare.”
proverbio africano
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