giovedì, 31 marzo 2005
Sono approdato, ormai non ricordo più come, ad uno scritto stimolante sull’applicazione del Feng Shui al webdesign. L’articolo è originalmente scritto in inglese da David Gauntlett, rielaborato in spagnolo e tradotto in italiano. Ricavandone il sunto principale, afferma:
Il Feng Shui nel disegno web coinvolge la disposizione delle pagine e l’esperienza della navigazione dell’utente, in modo da massimizzare il flusso di Chi positivo.
In realtà possiamo dire che questi valori siano propri dello zen stesso, che include anche il feng shui, così come l’ikebana, l’arte del bonsai, il washi, la cerimonia del tè e molte altre raffinatezze che sono tipiche dello zen.
In molti attribuiscono questa frase a personaggi più o meno recenti, ma tutti o quasi contemporanei. In realtà l’arte dell’essenza, dell’armonia e della raffinatezza derivante dall’assoluta semplicità ma non banalità delle cose è propria dello zen e risale a qualche millennio fa. Per chi conosce lo zen sa che non è una filosofia, non è una religione, non è una dottrina… lo zen è, punto.
L’esperienza del vivere e nulla più. L’esperienza del vuoto che riempie.
Anche nel webdesign moderno e di qualità, l’assoluta sottrazione di elementi superflui e di raggiungimento della massima semplicità (ma sottolineo non banalità) sta diventando una forma di successo, di elemento vincente del progetto.
Nell’articolo si parla anche di accessibilità paragonata al feng shui (o viceversa) e alcuni hanno contestato questa affermazione. A mio avviso è vera quanto falsa. Dipende da come intendiamo l’accessibilità. In fin dei conti è semplicemente una nuova parola per dire che i lavori devono essere fatti bene, con un controllo di qualità elevato.
No?
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“L\'amore coniugale, che persiste attraverso mille vicissitudini, mi sembra il più bello dei miracoli, benché sia anche il più comune.”
François Mauriac
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