martedì, 23 ottobre 2007
Che una riforma sul settore dell’editoria, specialmente online, fosse voluta, lo si sa da un po’ di tempo, visto che già nel 2001 c’è stato un gran movimento.
Che non sia più un caso di destra e/o sinistra, nel governo precedente c’è stata una prima proposta, e oggi assistiamo alla seconda.
Detto questo, senza entrare troppo nel merito dell’agitazione in corso e senza ripetere parole e commenti che ormai da qualche giorno dilagano in rete, leggendo il testo del disegno di legge proposto, una qualche perplessità e dubbio viene anche a me.
Non sono un avvocato, un esperto di diritto e il mio mestiere è un altro, ma una cosa me l’hanno insegnata: ogni testo di legge, o testo giuridico, va letto dall’inizio alla fine, parola per parola. Così si evita il fraintendimento.
Partendo dall’articolo 2 (Definizione del prodotto editoriale) del testo di legge, viene dichiarato:
Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale viene diffuso.
E l’articolo 5 (Esercizio dell’attività editoriale) esplica:
Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonchè alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.
Va bene che un testo di legge va letto in tutta la sua completezza, ma come hanno spiegato fonti più autorevoli, il problema non è proprio così scontato e tranquillo… di fatto tutti i soggetti che rientrano in tale definizione (e quindi anche chi lo fa senza scopo di lucro) ne sarebbero soggetti.
Ora… anche ammettendo che una riforma all’editoria probabilmente serve, che in qualche modo alcuni aspetti di impresa in rete possano essere da regolamentare, che in qualche altro modo è anche giusto che ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità in quanto mezzo pubblico… francamente, questa legge, così com’è scritta pericolosa lo può davvero essere.
Non tanto perché magari le intenzioni del legislatore sono quelle dichiarate, non tanto perché reputo anch’io folle che il ROC riesca poi ad accollarsi realmente tutte le richieste e la gestione di esse in modo efficiente (e quindi rischia già l’infarto), ma perché in caso di contenzioso non è detto che un giudice possa riuscire a dare la giusta interpretazione al caso che gli viene sottoposto.
E non perché il giudice in questione sia un babbeo, ci mancherebbe, ma perché il mezzo di internet risulta ancora sconosciuto ai più, sia nelle sue dinamiche, sia nel modo in cui esso viene vissuto, compresa una sorta di autoregolamentazione e selezione naturale tra il popolo della rete che risulta essere decisamente viva ed efficace.
E gli amici di Punto Informatico una storia simile e, ahimè non proprio fortunata, l’hanno vissuta nel loro contenzioso tra loro e Buongiorno!, per un contenuto pubblicato sul quotidiano che in molti seguiamo.
Sentenza giudicata assolutamente ingiusta e assurda per chi la rete la vive, ma meno per chi l’ha giudicata. E ripeto, non reputo assolutamente che un giudice sia un babbeo.
In definitiva, le intenzioni della legge sono probabilmente positive, ma senza dubbio vanno allora esplicitate e rese molto più chiare nel testo stesso, perché messa così anche a me un po’ preoccupa.
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Aristofane
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