martedì, 5 agosto 2008
Il signor Parris è stato oggetto di maleducazione per ben tre volte in metropolitana quest’anno.
No, dico, tre volte.
E tutte e tre a causa di italiani. Perbacco. Robe da non credere.
Così, la domanda che Mr Parris si pone è: ”Why are Italian tourists so pushy and rude?“, ovvero “perchè gli italiani sono così aggressivi e maleducati?“. Viene giustamente da chiederselo no?
Così, di fronte al suo totale sconvolgimento, tirando in ballo Leonardo da Vinci, Verdi e i Medicis (non sa forse il nostro amicone che i Medici non hanno la “s” finale nel cognome), citando pure quanto i suoi bevutissimi concittadini avrebbero riconosciuto subito chi è Berlusconi (eh?)… l’ho invitato a passarsi una sana notte a San Antonio, Ibiza, per capire che forse gli farebbe bene uscire di casa più spesso. Ma fuori dal guscio inglese, intendo.
E per correttezza verso Mr Parris (vedi mai che gli arrivi comunque alle orecchie attraverso qualche ricerchina in Google), cito qui testualmente ciò che ho commentato sul Times, e che non è passato:
“Dear Sir Parris,
apart the evident presumptuousness of your article, try to spend a single night in San Antonio, Ibiza Island, just for example… you’ll surely come back in a second with a brand new article entitled “why are english tourists so animals?”. Trust me.”
Forse è inconcepibile per loro essere definiti animali. Chissà.
Forse è brutto pubblicare su un giornale elegante come il Times la parola animali, associata a dei connazionali.
Chi lo sa.
Eppure è così. Una sola notte trascorsa questo luglio a San Antonio, Ibiza, mi è bastata per comprendere cosa significa ad un certo punto essere in mezzo ad una guerriglia urbana notturna.
Per una intera notte, io e la mia compagna, non abbiamo chiuso occhio fino alle 9:30 del mattino: urla, pianti, vetri infranti, porte sbattute quasi volessero vaporizzarle, musica a palla.
Con apoteosi alle 5.40 del mattino con l’insieme di tutte questi eventi.
Per la prima volta in vita mia, ho avuto paura dentro ad una stanza d’albergo. E al tempo stesso un istinto fortemente omicida, senza troppi complimenti.
Per fortuna alla nostra lamentela ci hanno prontamente cambiato di piano, ma di certo la città, fuori dalla finestra, non era molto differente dalla notte prima. Dormito un po’ di più, ma non proprio quello che si dice un sonno tranquillo.
Stessa sorte è toccata ad una famiglia di spagnoli.
E la definizione, lampante, data sia da loro che da noi è unica e concorde: animali.
Gli spagnoli e Ibiza, sia l’isola che la città di Ibiza, sono splendidi. Posti da visitare subito, insieme a tutto il resto delle baleari.
Ma San Antonio no. Proprio no. Finché sarà invasa dagli inglesi.
E lo dico dopo aver frequentato le baleari per 8 volte.
Ciò che onestamente mi ha sorpreso è come un notevole numero di italiani abbia commentato dandogli ragione. Come se si vergognassero di essere italiani.
Capisco l’autocritica, è sempre ben apprezzata, ma io sono fiero di essere italiano, sono fiero dell’Italia, e l’erba del vicino non è sempre quella più verde. Specie in Inghilterra.
I problemi, politici, sociali, culturali, ce li abbiamo noi, loro, e il resto del mondo.
Ci sono italiani educatissimi, a casa e all’estero, e ci sono italiani meno educati. Così come inglesi, tedeschi, francesi, africani, e chi più ne ha, più ne metta.
Un po’ di sano patriottismo non ci fa male, va là, specie di fronte ad accuse idiote.
Per fortuna l’abbiamo fatto in molti.
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“Chi vuole sul serio qualcosa trova una strada, gli altri una scusa.”
proverbio africano
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5 giugno 2010 alle 17:16
Più che un popolo di maleducati io ci definirei un popolo di calabrachisti complessati. Ho visto livelli di umanità bassissima da parte degli inglesi che quando sono in casa d’altri sono i peggiori zulù, roba da farti accapponare la pelle. Gente che cammina per strada a quattro zampe fuori dai bar vomitando l’anima, uomini bevuti che appena incrociano una donna cominciano a palparla senza il minimo pudore manco si trattasse di una bambola gonfiabile, ragazzine adolescenti improvvisare coreografici schizzi di birra tra i denti sedute al tavolino di un caffè ridendo come delle idiote, e non dimentichiamoci dei bei momenti dovuti agli hooligans in ogni loro trasferta.La “civilizzata” inghilterra manco è tanto paragonabile con l’inghilterra Vittoriana di cent’anni fa. L’anno scorso a Sorrento un tourista inglese è stato fermato dai carabinieri per aver rubato un motorino solo per divertimento e non mi dimenticheò mai, in quel ristorante a Riccione, quella famigliola tedesca il cui marmocchio, dopo aver frignato per mezz’ora nelle orecchie dei genitori, ricevette a quanto pare una singolare autorizzazione dalla madre in quanto si abbassò il pantaloncino e cominciò a defecare in loco manco fosse un cagnolino…chissà forse nei ristoranti all’aperto è permesso, ma se lo avesse fatto una famigliola italiana apriti celo, se poi fosse stata una famiglia meridionale meglio ancora così si sarebbe potuto giocare al famoso “scarica barile” italiota. Ma i tedeschi sono tacitamente autorizzati a quanto pare…per il semplice fatto di non essere italiani, e agli inglesi basta andare in giro a dire di essere dei getlemen per affrancare tutte le loro raffinatezze. L’unica cosa che dovremmo imparare da questi popoli è che l’autodetrazione fanatica, il calabrachismo e il complesso di essere se stessi non sono affatto delle virtù. Fin quando il qualunquismo e l’autoflagellazione nazionale saranno una moda in questo paese potremo anche diventare meglio dei giapponesi ma continueremo a ricevere simili riconoscimenti dalla stampa inglese,che non essendo idiota come gli italiani che sono sempre pronti come eroici coglioni a calarsi le brache, mette le mani avanti e protegge i propri tamarri parlando degli altri…e questi altri saranno sempre gli italiani: l’unico popolo sulla faccia della terra che difende a spada tratta chi gli butta merda addosso. Complessati e autorazzisti: la specie peggiore. Sono proprio quelli che mi fanno vergognare di essere italiano, in nessun altro paese ho mai riscontrato questa tendenza.