sabato, 13 maggio 2006
Ad una prima lettura dell’articolo pubblicato ieri, 12 maggio, su Wired, pare che un giovane studente canadese, Kartik Madiraju, abbia trovato una soluzione interessante all’annoso problema di inventare una soluzione definitiva per l’energia pulita.
La chiave di tutto gira intorno a dei batteri magnetici scoperti nel 1975 da Richard P. Blakemore, che si possono ritrovare con una certa facilità sia nelle acque dolci che salate, di tutto il mondo.

Stando ai risultati dell’esperimento, Madiraju è riuscito a produrre una discreta quantità di energia (all’incirca metà di quella prodotta dalle normali batterie “stilo” AA, oggi in commercio) per 48 ore consecutive, utilizzando una piccola quantità di batteri, contenuti in una batteria di plastica munita di elettrodi.
Approfondendo ulteriormente, grazie ai commenti dei lettori dell’articolo pubblicato su Wired, sembra proprio che si possa davvero produrre una risorsa energetica potenzialmente infinita, a patto che si mantenga il loro habitat e soprattutto la presenza di Fe (ferro) e O2 (ozono), necessari alla produzione di magnetite, utilizzata per la conversione in energia.
Per chi vuole approfondire la ricerca, è presente in rete un sostanzioso PDF sull’argomento.
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